Demetrius

Demetrius

con un testo di , a cura di

pp. 256, 1° ed.
9788829792276
La vicenda risale all’“epoca dei Torbidi”, tra la morte di Ivan IV il Terribile nel 1584 e l’ascesa della dinastia Romanov. Le fonti narrano di un monaco che, comparso in Polonia nel 1604, dichiara di essere Demetrio, il figlio minore di Ivan. I polacchi credono al falso pretendente e lo aiutano a conquistare Mosca. Il sedicente Demetrio diventa zar, ma si rende inviso ai boiardi e in seguito alle voci circolanti sulla sua falsa origine viene ucciso nel corso di una rivolta. Decisivo in Schiller lo scarto di novità rispetto alle fonti storiche: il suo eroe entra in scena convinto di essere nel giusto. Pensa cioè di aver scoperto la sua vera identità e di rivendicare legittimamente i suoi diritti. Finché lo crede, la sorte gli è favorevole, ma giunto al culmine della gloria apprende di essere stato vittima di un intrigo, uccide il responsabile che glielo ha rivelato per ricattarlo, e si finge colui che aveva davvero creduto di essere: da quel momento in poi la catastrofe diventa inevitabile. Un «usurpatore en bonne foi»: questa definizione dello stesso Schiller contiene i termini essenziali del dramma, ossia l’elemento politico e quello individuale, la qualità pubblica dell’azione e le ragioni soggettive del protagonista. Dal Baltico al Mar Nero, dalla Polonia alla Lituania, dall’Ucraina alla Russia – il Demetrius schilleriano mette in scena il mito letterario che in un quadrante cruciale dell’Europa continua ad alimentare sempre nuovi narrativi.